Scavi Archeologici LAOS Marcellina

 

Laos (Marcellina)[modifica modifica sorgente]

La città di Laos, edificata dal 350 a.C. in poi, fu individuata e messa in luce nella parte settentrionale della Calabria tirrenica, pressoMarcellina (Santa Maria del Cedro), tra i fiumi Lao e Abatemarco. Abitata da Lucani, era diversa comunque anche se omonima dalla colonia di Sibari, che gli storici ricordano come esistita nella medesima zona.

Nei primi anni sessanta nella necropoli di questa stessa città lucana, fu trovata una tomba a camera risalente al periodo tra il 350 a.C.ed il 300 a.C., utilizzata per un doppio seppellimento maschile e femminile.

Al centro di questa sala (attualmente in riallestimento), fa bella mostra di sé l'armatura da parata in bronzo, relativa alla sepoltura maschile di un personaggio appartenuto all'aristocrazia. È composta da un elmo di tipo frigio con la cresta e le paraguance mobili, da una corazza bivalve in lamina di bronzo di tipo anatomico decorata, dai due schinieri anatomici che coprivano le gambe, da uno sperone e dalle parti non consunte di alcuni cinturoni. Nella stessa vetrina è esposto un diadema in oro del IV secolo a.C., costituito da una lamina con cinque rosette applicate, ritenuto pertinente alla sepoltura maschile perché in vita probabilmente era usato dal personaggio quale segno di prestigio.

L'altro materiale rinvenuto nella tomba è composto da un gruppo di vasi in terracotta di varie forme e dimensioni, anche pertinenti alla sepoltura femminile.

La città di Laos. Indagini sul pianoro di San Bartolo di Marcellina.

La città di Laos, nota dalle fonti letterarie antiche come colonia di Sibari, è ormai stata identificata

 sul pianoro di San Bartolo di Marcellina[1].Il terrazzo è molto ampio, e poco elevato, solo

86 metri s.l.m., ed è lambito dai fiumi Lao e Abatemarco e domina tutta la piana del Lao. Presenta una parte superiore

stretta ed allungata desinente a sud in un rilievo, a guisa di acropoli.Il versante orientale è impraticabile, poichè

profondamente

eroso da un torrente che si riversa nel Lao, quello occidentale digrada lievemente verso il mare con un

pendio regolarizzato da terrazzamenti artificiali.

Le pendici più dolci sono quelle occidentali[

2].Negli anni trenta

;allora Soprintendente Edoardo Galli, indagò diversi tratti di una cinta muraria costruita con tecnica a scacchiera e

con doppia cortina  Una'errata lettura del passo di Strabone convinse il Galli che l’abitato di Laos dovesse

trovarsi sulla sponda destra dello stesso fiume Lao. In base a tale ipotesi, egli determinò che le strutture da lui stesso

riportate in luce a Marcellina non fossero pertinenti alla polis greca, ma alla stazione romana di Lavinium dei Bruzi,

segnalata sulla via costiera nella Tabula Peuntingeriana[4]. Gli scavi regolari, intrapresi dal 1973, hanno ormai

chiaramente mostrato

come sia la cinta fortificata che l’impianto

urbano sono pertinenti

ad una città lucana,

fondata su un terreno vergine nell'ultimo terzo del IV secolo a.C., vissuta poco più di un secolo ed abbandonata

definitivamente dai suoi abitanti nel corso degli eventi, bellici delle guerre puniche[5]. Gli scavi hanno documentato,

infatti, la sola presenza di una cisterna di epoca romana riferibile probabilmente all’impianto

di una villa, non

ancora lambita dallo scavo, per lo sfruttamento e la coltivazione dei campi che, evidentemente, si erano succeduti al

tessuto urbano della città lucana velocemente deperito e dimenticato.Nonostante le approfondite indagini archeologiche

non è stato ancora possibile proporre un sito per la Laos greca, celebrata dalle fonti come fondazione sibarita, nella

quale, secondo

il racconto di Erodoto[6], nel 494 a.C., all’epoca della distruzione di Mileto da parte delle armate

persiane, abitavano esuli di Sibari, in seguito alla sconfitta del 510 a.C. ad opera di Crotone.L’esistenza di Laos

nel V secolo a.C. è comunque confermata dalla serie di monete argentee con legenda

“ΛAFINOΣ”, con tipi sibariti, molto diffusi, e databili tra il 500 ed il 440 a.C.Il primo

stanziamento coloniale, forse, occupava una superficie non molto estesa concentrata in una ristretta parte del terrazzo

di San Bartolo, non ancora indagata dallo scavo o, molto più probabilmente,

fosse ubicato da qualche altra parte, non

lontano, comunque, dalla foce del Lao[7]. La città deve essere considerata, pertanto, una rifondazione dell’antico

centro sibarita, caduta

nelle mani dei Lucani sicuramente prima del 389 a.C., e cioè quando Diodoro la ritiene lucana, e

dalla quale partivano continui attacchi nel territorio di Thurii[8].Non sono note le ragioni che portarono alla decisione di

abbandonare l’antico sito e di progettarne uno nuovo, con un mirabile impianto urbanistico di tipo greco,

confrontabile con le più importanti città della Grecia e dell’Asia Minore[9].Il tessuto dell’impianto urbano,

strutturato su una maglia di strade ortogonali che disegnano grandi isolati rettangolari. Le strade non sono tutte

equivalenti: la principale delle strade individuate, la plateia A, attraversa il pianoro completamente in senso longitudinale

con direzione

nord-sud e presenta una larghezza di 12 m, che in una fase successiva vennero ridotti a 5 m, il

restringimento forse è dovuto alla creazione di due marciapiedi laterali, probabilmente porticati, che accrescono

la

monumentalità della via[10]. Oltre a questa grande strada, probabilmente ne esisteva un’altra, parallela, ad est,

larga 9 m circa. La foto aerea, forse, mette in luce anche una terza strada, intermedia,

nei pressi di un salto di quota

lungo il pendio occidentale del colle[11].Gli assi nord-sud sono incrociati a distanze regolari, ogni 96 m circa, da strade

minori, dell'ampiezza di m 4,80 che hanno portato a ricostruire un impianto fondato su isolati rettangolari con un fronte di

m 96 circa[12].Nei grandi rettangoli d’abitato, le divisioni tra i diversi isolati sono definite da strade vere e proprie o

da strettoie dell’ampiezza di 1 m circa, è probabile che anche in senso nord-sud un asse intermedio potesse

dividere le due plateiai sinora individuate[13].Anche se alcuni dati in merito alle strade non sono sicuri è possibile

proporre un’ipotesi ricostruttiva del tracciato urbano.Partendo dalla divisione delle strade est-ovest, alle quali dal

Greco furono assegnati i numeri da 1 a 6, per quattro di queste si possiedono dati che permettono di evidenziare come

sia ricorrente

la misura di m 103,50. Da sud a nord, infatti, questa misura costituisce l’ampiezza del lato corto di

5 rettangoli. La misura di m 103,50 è molto vicina a quella di m 105, e cioè 3 actus, 360 piedi romani, che ricorre negli

impianti urbani di alcune colonie di diritto latino degli inizi del III secolo a.C, come Venusia e Hatria[14].Purtroppo

mancano i punti di riferimento certi sulle unità di misura

usate presso i Lucani. Ed inoltre le misure considerate come

modulari,

ricondotte sulle misure del piede

restituiscono una base di m 0,2875, che si colloca in posizione intermedia

tra il piede romano, m 0,296, e quello osco, di m 0,275 circa[15].In ogni caso il rapporto dimensionale del tracciato

ricostruttivo di Laos risulta molto simile a quelli in uso nelle colonie di Hatria e Venusta e non molto distante da quelli

riconosciuti per altri centri coloniali e di ambiente italico della fine del IV e del III secolo a.C.Le strade sono costituite

generalmente da battuti di terra costipata, talvolta lastricate con un sottile strato di ciottoli. Le direttrici est-ovest, in

pendio, presentano ad intervalli regolari briglie di contenimento

in blocchi lapidei, spesso allineate con i muri portanti

delle case, per prevenire e contenere

i fenomeni di dilavamento[16].Gli isolati ospitavano aree destinate

all’edilizia pubblica, sacra e privata. Gli scavi hanno messo in luce finora proprio costruzioni a carattere abitativo o

produttivo.Le abitazioni messe in luce presentano dimensioni considerevoli, ben più grandi della normale estensione

delle case di altre città contemporanee

di ambiente italico ed italiota.Le abitazioni conosciute a Laos, infatti, presentano

un fronte strada costantemente attestato intorno ai m 23 ed una profondità non precisamente desumibile dai dati

disponibili, ma che, certamente, supera i m 23 e nel caso della Casa con la rampa, supera sicuramente i m 30 ed in

 

 


LAOS  scavi archeologici area  N.O.        Laos (Marcellina)

La città di Laos, edificata dal 350 a.C. in poi, fu individuata e messa in luce nella parte settentrionale della Calabria tirrenica, presso Marcellina (Santa Maria del Cedro), tra i fiumi Lao e Abatemarco. Abitata da Lucani, era diversa comunque anche se omonima dalla colonia di Sibari, che gli storici ricordano come esistita nella medesima zona.

Nei primi anni sessanta nella necropoli di questa stessa città lucana, fu trovata una tomba a camera risalente al periodo tra il 350 a.C. ed il 300 a.C., utilizzata per un doppio seppellimento maschile e femminile.

Al centro di questa sala (attualmente in riallestimento), fa bella mostra di sé l'armatura da parata in bronzo, relativa alla sepoltura maschile di un personaggio appartenuto all'aristocrazia. È composta da un elmo di tipo frigio con la cresta e le paraguance mobili, da una corazza bivalve in lamina di bronzo di tipo anatomico decorata, dai due schinieri anatomici che coprivano le gambe, da uno sperone e dalle parti non consunte di alcuni cinturoni. Nella stessa vetrina è esposto un diadema in oro del IV secolo a.C., costituito da una lamina con cinque rosette applicate, ritenuto pertinente alla sepoltura maschile perché in vita probabilmente era usato dal personaggio quale segno di prestigio.

L'altro materiale rinvenuto nella tomba è composto da un gruppo di vasi in terracotta di varie forme e dimensioni, anche pertinenti alla sepoltura femminile.