Grotta Azzurra

Grotta Azzurra ISOLA DI  DINO


Isola di Dino, tuffo dalla grotta Azzurra

Pedalata dopo pedalata, schizzo dopo schizzo, il pedalò si allontana sempre di più dalla costa nord occidentale cosentina. Uno sguardo all’indietro verso il centro abitato di Praia a Mare, e poi sempre più deciso verso l’isola di Dino, la più grande realtà insulare calabrese.

L’isola, che è tranquillamente percorribile a piedi dalle pendici fino alla sommità, ha un perimetro di 4 km e un’altitudine di 65 m. Il suo fiore all’occhiello sono le grotte. Quella del Frontone, delle Cascate, delle Sardine, del Leone (provvista di stalagmiti) e la più gettonata, la Grotta Azzurra. Angoli di terra acquea nascosti dove poter entrare e uscire senza poteri magici.

Sembra che il nome derivi dall’etimo greco dina: vortice, tempesta. Un tempo infatti, quando il mare s’ingrossava, la corrente poteva giocare brutti e pericolosi scherzi alle imbarcazioni in avvicinamento.

Quale miglior modo di girare un’isola se non quello di noleggiare una barca e circumnavigarla? Il sole batte ancora forte, e mi aspetta un bel po’ di movimento alle gambe. Finalmente si parte. Basta poco ed eccomi alla prima grotta.

Da lassù intanto c’è più di qualcuno che a turno si lancia per un tuffo da un bel po’ di metri di altezza. Al momento ho il timore che mi possano cadere in testa. Il servizio è invece perfetto. Chi è in acqua avvisa del possibile tuffatore o meno, e viceversa.

Sono nella grotta. Nella mia mente risuona la musica del celebre esploratore Indiana Jones. Pur non essendo inseguito da tribù o qualche nemico mortale, riesco ugualmente a sentirmi alla ricerca di qualche inestimabile tesoro. E così è in effetti. La vista dei coralli è una pugnalata di bellezza. Li vedo in superficie. Li vedo dentro l’acqua.

Una volta uscito, il mare sale in pole-position. Lui è il re. Il padrone incontrastato. La terra? Un buon servitore. Più mi allontano dalla costa, più provo questa sensazione. Si fatica intanto. L’acqua pare quella che si trova in piscina con il cloro, tanto è azzurra.

Da un punto di vista naturalistico, l’isola è una vera gemma. Oltre ad essere sito di Interesse Comunitario (SIC), è in corso l’iter di istituzione di una Riserva Naturale. La ragione si spiega facilmente vista la presenza di varie specie quali la palma nana, il talittro calabro, il garofano delle rupi (Dianthus rupicola), ed, in particolare, l’endemica Primula di Palinuro (Primula Palinuri).

È proprio grazie a questo esemplare che Dino ha suscitato, da un punto di visto bitanico, così tanto successo. Questo tipo di primula infatti è inserita nell’elenco dello IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) come specie minacciata. Di ospiti volatili invece, qui vengono a nidificare gabbiani, rapaci e svariate specie di uccelli migratori.

Nel mondo subacqueo dominano crostacei: cavallucci marini, le temibili murene, polpi, castagnole, e più in profondità, tra i venti e i trenta metri, nuotano cernie e ricciolo, ma soprattutto gli octocoralli Gorgonie.

Abbandonato provvisoriamente il timone e affidato alle attenzioni di un temporaneo compagno di viaggio, scelgo una nuova postazione. Con una mano attaccata all’imbarcazione e con l’altra stretta sulla fotocamera, m’immergo nelle acque calabresi per un ultimo sguardo all’ecosistema dell’isola di Dino. Tempo di risalire a bordo, e le sirene di Praia a Mare sono giù a richiamarmi.